I LUOGHI DEL CONSUMO

May 27th, 2009

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UN MANIFESTO PROATTIVO DEI LUOGHI DEL CONSUMO
di
Federico Oldani

Partendo dal famoso libro di Marc Augè “i nonluoghi” edito nel 1993, si analizzano le strutture contemporanee della grande distribuzione, e come queste strutture possano essere adottate quali esempi per la progettazione di parti di città.
Nella ricerca “un manifesto proattivo dei luoghi del consumo”, si intende analizzare anticipatamente le tendenze e i cambiamenti di oggi, per pianificare le azioni progettuali opportune da seguire nel prossimo futuro.
Si intende definire brevemente cosa sia un nonluogo, e il termine superluogo, che oggi viene preferito a quello di nonluogo. Il prefisso “super” è ascrivibile non tanto all’elemento topografico del luogo, quanto al suo valore simbolico.
I superluoghi trovano il loro spazio ideale nel territorio della globalizzazione, territori in cui i confini si rivelano sempre più incerti.
Analizzeremo le caratteristiche principali di questi superluoghi del commercio, i due casi esempio analizzati sono lo shopping mall Auchan a Cinisello Balsamo e l’outlet village di Serravalle Scrivia.

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La struttura e l’organizzazione spaziale dei luoghi del commercio: Auchan, Sesto San Giovanni,  Mi.

I boulevards, i grandi magazzini e i parchi dell’800 sono gli spazi dell’identità dei ceti borghesi, non solo perché sono spazi del consumo e della rappresentazione del proprio status sociale, ma anche perché sanno
offrire ambienti fisici attraenti, spettacolari e simbolici. Ma oggi, quali sono i luoghi delle identità collettive?
Gli spazi pubblici della città contemporanea non sono più quelli dove identità collettive, anche diverse e conflittuali, formatesi nella lunga durata attorno ai temi della cultura religiosa, degli interessi economici, e della politica, riconoscevano negli spazi della chiesa, del mercato, e delle istituzioni civiche e comunali i luoghi in cui identificarsi; oggi, la storia e il senso culturale dei luoghi sono ridotti a immagini, a “luoghi della memoria” (Augè), e non più a luoghi vivi della socialità e dell’identità contemporanea.
I nuovi centri commerciali si configurano come spazi per forme di socialità e di identità deboli, provvisorie, legate ai piaceri e all’immaginario del mondo dei consumi. Una delle strategie della commercializzazione degli spazi pubblici consiste nella simulazione nostalgica di ciò che nell’immaginario collettivo costituisce un luogo, o meglio il simbolo del luogo.

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A sinistra Serravvalle Outlet, a destra quartiere Magolfa, Milano.

Oggi gli “spazi pubblici tendono ad essere assorbiti dai centri commerciali, che tendono sempre di più a ricreare alloro interno uno spazio che simuli la città, senza prendere gli aspetti negativi di quest’ultima.
Dalla recente costruzione degli shopping mall, si è arrivati ad una privatizzazione giuridica dello spazio collettivo, e quindi anche a pratiche restrittive d’accesso attraverso regolamenti privati. Per questo questi spazi non possono essere considerati veri e propri spazi pubblici, ma solamente degli spazi collettivi del consumo. Gli spazi dei nuovi centri commerciali, sono percepiti come diversi da quelli quotidiani: risultano attraenti, spettacolari, magnetici. Vengono frequentati principalmente per stare insieme agli altri ed avere delle esperienze estetiche e sensoriali.
In una frase di un verso dell’Antigone di Soflocle: ” Una città che è di un uomo solo non è una città”. Sono parole che meglio di ogni altra cosa riescono a dare il senso della dimensione pubblica della città, e della sua identità profonda.

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Aggregato commerciale di Gino Valle, pianta piani terra.
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Planiemtria del risanamento di via Magolfa.

In ultimo ho analizzato due progetti che prendono le esperienze dei superluoghi del consumo, il primo l’aggregato commerciale di Gino Valle, il secondo la riqualificazione di via Magolfa vicino ai Navigli a Milano.
Nel primo di questi due scenari l’aggregato commerciale si integra con il tessuto della città, non è più il box che chiude ogni relazione, ma all’interno si sviluppano viali pedonali, piazze coperte, e portici, che si relazionano con la città, aprendo viste prospettiche.
Nel secondo caso il progetto è privo di spazi commerciali, sono quasi esclusivamente residenze, ma anche in questo caso vengono riprese le esperienze del villaggio commerciale, potremmo dire che è una parte di città che si costruisce come modello estetico del commercio.
Avviene dunque un’inversione, non è più l’outlet che prende le esperienze della città, ma la città che prende le esperienze da questi superluoghi.

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Abstract della ricerca svolta all’interno del corso
“Urbanistica e Progetto Contemporaneo”
di Nicola Russi
Facoltà di Architettura Civile, Politecnico di Milano
di  Federico Oldani, FEDE147TI@hotmail.it

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