SHARED SPACES

March 15th, 2010

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SHARED SPACES
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di Paolo Russo

“penso però che nella maggior parte dei casi si perda un’occasione per ricomporre proprio lungo le linee estese delle infrastrutture nuove identità, intrecci di sguardi, di conoscenze, di stili di vita: identità che sembrano oggi costrette da confini, da muri, da limiti obsoleti nei quali è difficile riconoscersi. Forse è possibile, proprio lungo questi tracciati, quella ricomposizione tra l'”io” e il “noi” che sembra oggi rimessa in forse, ma che nel passato i grandi tracciati infrastrutturali avevano certamente favorito”. Aimaro Isola

L’obiettivo è quello di mutare il paesaggio urbano sin dai suoi spazi minimi. Creare un luogo dando chiarezza, significati e nuovi rapporti a ciò che prima aveva poca importanza. Il compito è quello di creare parti stimolanti del tessuto urbano, spazi non sterili, ovvero spazi “intermedi”. […]

Gli spazi “intermedi” sono lo spazio collettivo, dove avviene l’appropriazione collettiva. Così facendo la città diventa luogo di esperienza, di confronto e di arricchimento personale.

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traccia 2: Margine est

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traccia 3: Living street

Il tema progettuale scelto è quello della condivisione, quale appropriazione collettiva, e del suo ruolo unificante nei confronti del territorio. La complessità di tale tema è già insita nel titolo, grazie alla molteplicità di letture a cui esso si presta.
Per spazi condivisi s’intendono quei luoghi ai margini del quartiere, i quali, tramite il progetto, diventano spazi attivi e caratterizzati, condivisi dai quartieri posti ad entrambi i lati dell’infrastruttura. Per riuscire a creare questi luoghi non sterili, è necessaria, per l’appunto, la “condivisione” tra pubblico e privato. Con il termine shared space (traduzione australiana di woonerf), inoltre, si fa riferimento ad una delle cinque strategie che il progetto prevede. A loro volta, questi woonerf fungono anche da collegamento tra i margini est e ovest. Si torna così a sottolineare il ruolo degli interventi sul limite dell’area.

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Stadera: cinque strategie

Il tema progettuale che è stato suggerito dall’osservazione dell’area e dalle problematiche che essa pone, si declina poi in cinque strategie che si adattano alle possibilità/necessità specifiche. Queste strategie sono interventi puntuali che mirano però a modificare l’intera struttura del quartiere. Esse creano cinque luoghi differenti con caratteri specifici, che ne consentono la riconoscibilità e quindi l’appropriazione. Un procedimento simile a quello scelto per il fronte acqua di Salonico, dove dieci interventi di natura e sezione diversa si attestano sul mare per avere una molteplicità di luoghi.

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Abstract della ricerca svolta all’interno del corso
“Urbanistica”

di Nicola Russi
Facoltà di Architettura Civile, Politecnico di Milano
da
Paolo Russo / p.rush@hotmail.it



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