SERENDIPITY, MILAN

March 18th, 2010

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SERENDIPITY A MILANO
il centro città come luogo della pluralità delle occasioni
di Valentino Galli

Il primato dello spazio: Una lettura che ricerca un’interpretazione nuova per un campo d’azione definibile come noto, oggetto, nel tempo, della sedimentazione di logiche molteplici e con una memoria storica ricca al punto da farlo apparire un brano di città di scarso respiro.

La Milano centrale, e il suo quartiere identificabile con il simbolo ingombrante della fabbrica del Duomo, come emblema di quelle parti di città che paiono “concluse”, sulle quali non sembrano possibili interventi che le facciano tornare ad essere inedite.

E’ nella zona centrale di Milano che si riesce a leggere la peculiarità della città tutta, quel suo essere composta da parti ognuna con forma, caratterizzazioni e funzionamento propri, quello che manca in una parte di città fatta di tanti materiali cos’è? Non sono certo le “immagini” evocative o gli episodi di buona qualità architettonica (si sta parlando del centro storico di una città con una sedimentazione storica notevole), al contrario saranno quei “luoghi di sintesi” che, nel nodo problematico al centro di quel sistema radiale che è Milano, possano far leggere e percepire in contemporanea quegli stimoli che le diverse parti di Milano danno senza mai essere in una relazione effettiva.

La realtà che si rileva è quella di una città fatta di parti l’una accostata all’altra, che solo eccezionalmente entrano in una relazione di scambio e arricchimento reciproco effettiva. Una strategia che intervenga sul centro consolidato della “Milano per parti” che si riscontra, non potrà fare a meno di ricercare “momenti di sintesi” ove la percezione della città possa risultare riconducibile a un tutto di riferimento gerarchicamente superiore, un tutto fatto di quelle parti che in questi luoghi strategici possano essere messe in relazione costituendo vere e proprie cerniere fra i diversi tessuti urbani. Luoghi che si prestano al ricoprimento di tale ruolo sono proprio i pochi non caratterizzati siti nel centro città.

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“ricerca di sintesi”

Il lavoro secondo un’ottica che preveda di muoversi al fine di rendere Milano percepibile nel suo insieme, e non solo come un “mucchio di parti” slegate fra di esse, è bene parta proprio dalla Milano storica, quella fatta dei brani di città più riconoscibili, quella che più rappresenta la città radiocentrica che, seppure pare essere auspicabile si converta in città reticolare per non giungere al collasso, rimane la matrice iconica del sistema Milano. E’ bene iniziare dal quartiere-stereotipo. E’ proprio da qui che un moto di cambiamento potrebbe dare il via a una concatenazione di prese di coscienza della necessità di legare le parti in rapporti reciproci sommando al rapporto parte-centro città, nuove relazioni parte con parte (secondo la logica multicentrica secondo cui si muovono i lavori per il PGT di Milano).

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relazioni fra le parti: stato di fatto / stato auspicabile

Luoghi per questa sperimentazione dagli intenti ambiziosi non sono quindi “momenti” dalla forte connotazione architettonica. E’ lo spazio ad avere la meglio, l’attenzione a che le sue qualità spaziali si prestino a consentire relazioni fra le parti circostanti. E’ il primato del “modesto” spazio sull'”eccentrica” architettura.

All’interno del perimetro della cerchia dei bastioni che racchiude il nocciolo centrale del sistema radiale milanese, si individua lo spazio formalmente indefinito (“formalmente-informale”) costituito dalla concatenazione degli episodi urbani di Piazza Fontana, Verziere, Piazza Santo Stefano, Piazza Beccaria, Largo dei Bersaglieri, Largo Augusto, via Larga, fino a Corso di Porta Vittoria.

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superfici a confronto: lo spazio univoco di Piazza Duomo, lo spazio “informale” di Piazza Fontana estesa

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potenzialità spazio incerto di Piazza Fontana “e dintorni”: alta qualità dello spazio, pausa dallo shopping, “campus aperto” per l’università statale

Tale spazio su cui si attestano i retri dei sistemi urbani circostanti (quello monumentale di Piazza del Duomo, quello lineare di via Vittorio Emanuele, con il sotto-sistema delle gallerie che vi si affacciano, quello minuto che precede l’episodio significativo dell’Ospedale Maggiore, il sistema che si attesta alla circonvallazione più vicina al centro) si mostra l’ideale campo d’azione per una messa in atto di quel modo di agire su parti attigue di città in modo da creare uno spazio di sintesi della città circostante e, allo stesso tempo, una sorta di “camera di decompressione” ad anticipare o seguire la più “canonica” città storica del quartiere Duomo.

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Dimensione ludica e appropriazione dello spazio in centro a Milano

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suggestione 3: piazza Fontana, viale Europa, largo dei Bersaglieri

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suggestione 6: largo Augusto

Questo spazio potenziale si riconosce per le sue peculiarità di forma all’interno del tessuto della città, e si conferma di particolare interesse per il suo essere tangente al sistema dei flussi dello shopping, senza esserne direttamente investito, costituendo una sorta di pausa dalla città del consumo, e per la prossimità alla sede della maggiore università milanese che in esso può ritrovare una sorta di “campus urbano” di cui attualmente è priva. Uno “spazio jolly” flessibile, dove dare luogo a suggestioni urbane altre rispetto quelle note della città conclusa.

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Abstract della ricerca svolta all’interno del corso
“Urbanistica”

di Nicola Russi
Facoltà di Architettura Civile, Politecnico di Milano
da
Valentino Galli / galli.valentino@gmail.com

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