UNDER THE BRIDGE, OVER THE EDGE

March 29th, 2010

strategia_tibaldi

“La comprensione reciproca si ottiene con una fusione di orizzonti. La fusione che una comprensione reciproca richiede non può che essere la conseguenza di  un’esperienza condivisa; e non si può certo pensare di condividere un’esperienza senza condividere uno spazio”. Zygmunt Bauman Costruire uno spazio per la città che possa attraversare tutto il quartiere, dare vita ad un centro propulsore lineare capace di innescare un cambiamento nella parte di città contigua ad esso è sicuramente l’obiettivo cardine della strategia che viene proposta per il quartiere Tibaldi a Milano. Ma prima è necessario fare un passo indietro. Il primo step di questa ricerca è quello conoscitivo, un’indagine che mira a riconoscere i caratteri principali del quartiere. Una fase analitica che si distingue in due parti: una prima, molto didascalica, in cui sono stati messi in luce i materiali che compongono questo brano di città cercando di costruire dei layers interpretativi che aiutino a leggere il tessuto urbano; e una seconda invece in cui si è approfondito un problema/potenzialità emerso dai diversi sopralluoghi e dal layering stesso: il carattere frammentario che è proprio di Tibaldi.

materiali

Questa parte di città infatti può essere letta come un insieme di frammenti diversi di cui difficilmente si riesce a percepire un filo conduttore o un’immagine di insieme, ma anzi l’aspetto che prevale su tutto è una suddivisione quasi ossessiva in porzioni sempre più piccole. Come è emerso dal ridisegno del quartiere la causa principale di questo è da ricercare nelle sezioni stradali che come cesure tagliano il quartiere, e lo isolano sia all’esterno dal resto della città sia all’interno, attraversandolo in direzione nord-sud e est-ovest. Questo fa della frammentazione un problema che dal disegno della città sfocia, come spesso accade, su un piano sociale generando quelli che Simmel chiama fenomeni di polarizzazione. Da una parte la città con il suo disegno ha isolato il tessuto e dall’altra gli abitanti si sono auto-isolati nella loro “fetta” di città privata. Simmel parlava infatti di “zone elitarie“, che nel caso di Tibaldi si possono leggere in tutti i complessi residenziali protetti da cancelli e punti di controllo agli ingressi e “zone off-limits” , leggibili nei margini e nelle zone di risulta lungo le infrastrutture, che vivendo a stretto contatto generano quello che lui definisce “paradosso“. Il tracciato che sicuramente influenza maggiormente questa frammentarietà è viale Tibaldi, il tracciato che dà il nome al quartiere e che più che un tracciato può essere letto come un “fascio” di infrastrutture, un sistema-spina. Viale Tibaldi infatti corre parallela per tutta la sua lunghezza con un vecchio ramo ferroviario, dismesso per molti anni e oggi riattivato. La fascia schiacciata tra il viale e la ferrovia dà corpo alla spina mentre il dislivello di cinque metri della ferrovia stessa le dà un volume. Una presenza decisamente strutturante all’interno del quartiere che non viene nè letta nè tanto meno valorizzata.

viale-tibaldi_individuazione-spina

E’ proprio dal sistema-spina che parte la strategia. La volontà è quella di lavorare con il fine ultimo di dare al “fascio infrastrutturale” di Tibaldi la centralità e la forza strutturante che dovrebbe essergli proprio, in modo da attivare un motore all’interno del quartiere che possa innescare un cambiamento. Siamo di fronte a una grossa potenzialità un sistema lineare esistente che attraversa tutto il quartiere e ne tocca i diversi frammenti. Se oltre al rapporto di contiguità fosse garantita un’integrazione degli spazi, si riuscirebbe a mettere a sistema le diverse parti pur lasciandole individualmente riconoscibili. E allora la “frammentazione” non verrebbe letta come limite e problema ma come potenzialità e ricchezza e si chiamerebbe “varietà”. Un caso studio interessante per vedere quale potrebbe essere l’output di una strategia di questo tipo, anche se ad una scala diversa, è A8ernA dei NL Architects, dove si possono ritrovare le parole chiave “centro propulsore” ,”varietà di soluzioni” e “sistema lineare” proprie della strategia per Tibaldi. luoghi-del-progettola-spina-di-tibaldi Interventi a cavallo della spina di viale Tibaldi: “innescare il cambiamento”

Lo step successivo è l’individuazione del punto in cui intervenire e la parte con sicuramente più gradi di libertà e che dà sicuramente più occasioni è la ferrovia, essa come una calamita attrae una serie di spazi oggi marginali visti come retri che potrebbero essere finalmente vitalizzati. La ferrovia è di nuovo in funzione e questo fattore la rende viva e dinamica, non si può pensare di lavorare su un piano orizzontale, sul sedime dei binari come propongono i riferimenti di Parigi del Viaduct Daumensil e della High Line di New York, bisogna ruotare il punto di vista e lavorare in verticale, sul bordo, sul margine, da qui l’idea di andare “over the edge” oltre il bordo, con un duplice significato, sia quello più astratto di uscire da un’idea di marginalità intesa come “spazio a qualità zero” sia quello più progettuale di lavorare materialmente con il muro, deformandolo, ispessendolo,inclinandolo. Lavorare sul bordo della ferrovia con il presupposto che gli spazi di influenza della ferrovia, del sistema lineare sono gli stessi della città non sono altri spazi e quindi una progettazione di questi spazi porterà nuovi punti di incontro, nuovi posti dello stare, del condividere all’interno del quartiere. Da qui sono stati costruiti degli scenari tipo in cui viene ridisegnato con piccole modifiche lo spazio e il muro, che rendono l’idea della potenzialità inespressa di questi spazi che sono adibiti nella maggior parte dei casi a parcheggi “spontanei”.

lavoro-sul-margine-della-ferrovia margine-ferrovia_fotomontaggio il lavoro sul margine della ferrovia: “over the edge” Altro aspetto essenziale del lavorare su un sistema lineare dato dall’infrastruttura è l’attenzione ai nodi, i punti di incontro tra diverse veicolarità, (il treno, le automobili, i pedoni e i tram) che per la loro importanza sono stati ri-pensati “under the bridge” appunto partendo dal presupposto che oltre a dei nodi essi rappresentano soprattutto una porta su un frammento, su una parte di città, ci fanno vedere contesti diversi e il fatto che lungo viale Tibaldi ci sono sette diverse “porte” tutte differenti deve essere accolto come valore. Ognuna di queste è stata disegnata cercando di rispettare la vocazione del contesto a lei contiguo. 421 431 il lavoro sui nodi: “under the bridge” Guardando alla fine al nuovo margine abbiamo a che fare con situazioni molto diverse, ci sono parti più dure e parti a verde, parti molto veloci e parti lente, ma il carattere essenziale di queste declinazioni è che facciano parte di uno stesso sistema lineare: il sistema-spina di viale Tibaldi, che diventa realmente il centro del quartiere e tiene unito come un racconto con i suoi capitoli o una collana con le sue perle tutti i “frammenti” del tessuto, interagendo con essi al punto di variare al variare della città che attraversa. Il cambiamento è innescato, over the edge e under the bridge. BIBLIOS1 Abstract della ricerca svolta all’interno del corso “Urbanistica” di Nicola Russi Facoltà di Architettura Civile, Politecnico di Milano da Angela Gigliotti / angemfg@libero.it

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